Laboratorio di fotografia con i bambini della Quinta A della scuola primaria ‘A. Friz’ di Udine
condotto da altreforme in collaborazione con vicino/lontano
L’attività di laboratorio di educazione all’arte che abbiamo condotto con un gruppo di bambini di quinta elementare ha fatto riferimento alla mostra Colôrs di Andrea Bernardis, presso Palazzo D’Aronco di Udine.
La mostra ha costituito un dispositivo straordinario per parlare della città, la città dell’ospite, la città dell’apertura e della comunicazione.
E come Andrea Bernardis, i bambini hanno intrapreso un viaggio all’interno della città, incontrando e fotografando persone, luoghi, situazioni. Hanno scattato più di mille fotografie, con cui abbiamo realizzato dei manifesti. Hanno anche scritto dei racconti e una lettera che qui pubblichiamo.
Clicca sulle immagini per ingrandire i manifesti di Colôrs.
Grazie al Progetto Colôrs ci è stata data l'opportunità di: leggere, scoprire, ammirare, coccolare, capire meglio la nostra città e il nostro quartiere.
Abbiamo colto che siamo tutti "ospiti" della nostra città e che abbiamo sia il DIRITTO che il DOVERE di prendercene cura.
Per poterlo fare il primo passo è senz'altro quello di conoscerla meglio, svelare i suoi segreti, scoprire i suoi scorci, guardarla con gli occhi attenti di chi vuole ascoltarne il respiro e coglierne l'anima. La città è viva e ci parla attraverso la gente che la affolla, attraverso gli edifici, le insegne, i negozi, i rumori, gli odori...
È stato bello esplorare Udine con maggiore attenzione, come degli investigatori a "caccia di indizi". Non ci siamo limitati a passeggiare passando distrattamente davanti ai negozi: ci siamo entrati, abbiamo parlato con i negozianti, abbiamo scoperto nuovi mondi ,anche molto lontani. L'Afrikan shop, il negozio latino-americano, l'alimentari arabo, con tutte le spezie. In alcune vie ci eravamo già passati, ma distrattamente, senza vedere fino in fondo. Che grande emozione ci ha regalato il negozio di antichità!
Il viaggio si è fatto ancora più interessante e si è svolto non solo nello spazio ma anche nel tempo.
Abbiamo curiosato tra gli edifici "pubblici". Il grande Palazzo della Regione ci ha sorpreso: lì era in corso una conferenza in lingua inglese. La Questura ci ha emozionato e un po' spaventato. Alcuni edifici nel corso del tempo hanno cambiato funzione. Passeggiare per il nostro quartiere è stata una scoperta. Alcuni di noi non conoscevano il parco con la casa diroccata, altri non erano mai entrati in una Chiesa, è stato emozionante vedere la rappresentazione della Mamma di Gesù, che abbraccia il suo bambino.
CIAK! La fotografia ci aiutava a fissare l'attimo, a coglierlo con maggiore intensità.
Era il nostro punto di vista.
Il nostro sguardo diventa più sensibile e pronto a rintracciare i segni.
La fotografia, oltre ad aiutare chi la scatta, arricchisce chi la guarda:riporta, racconta idee ed emozioni.
La fotografia in bianco-nero si rivela come qualcosa di magico: ti lascia uno spazio libero
sei tu con il tuo cuore, con i tuoi sentimenti che ci aggiungi il colore.
Riguardando le foto delle persone, scattate durante il nostro viaggio, ci è sembrato di conoscerle meglio, di aver capito qualcosa di più del loro carattere, della loro vita. Con le foto stampate abbiamo ricostruito delle storie.
Grazie a questo lavoro di esplorazione, noi bambini di culture diverse, abbiamo capito che per essere più vicini, per capirci meglio dobbiamo saper ascoltare, guardare con occhi attenti, i segni, i simboli i colori, respirare gli odori di una realtà che sembra non appartenerci.
Un mondo di indizi e di scoperte ci viene offerto dalla città. Tutti noi ospiti della città, riceviamo e diamo qualcosa, bisogna solo saperlo leggere.
Partecipano al progetto:
Davide Agostinelli, Miriana Amelio, Martin Boudou, Lydia Bokye, Hassen Chamari, Marin Cuni, Rebecca Durì, Simone Fazzalari, Alban Kurtaj, Caleb Kussi, Jason Lendaro,
Tommaso Lussu, Dounia Megraoudi, Sharon Okonkwo, Lahuen Pino, Elelena Scano, Alessandro Zavan.
E le insegnanti:
Sonia Lucis e Lorenza Cimetta.